E’ stato recentemente pubblicato sulla rivista “Lipids in Health and Disease” uno studio che ha ampiamente dimostrato la maggiore biodisponibilità degli Omega-3 in forma di Trigliceridi rispetto alle altre forme chimiche di n-3 PUFA. In questo studio canadese aperto, monocentrico, randomizzato cross-over, Laidlaw et al. hanno valutato la biodisponibilità di diverse forme di Omega-3. Ai 35 soggetti arruolati nello studio, di età compresa tra 19 e 60 anni, sono state somministrate per via orale quattro forme diverse di Omega-3:
• Omega-3 in Trigliceridi concentrati da olio di pesce
• Omega-3 Esteri etilici da olio di pesce
• Omega-3 Fosfolipidi da olio di krill
• Omega-3 Trigliceridi da olio di salmone
Ciascun partecipante è stato assegnato casualmente ad uno dei quattro gruppi di trattamento; il trattamento ha avuto una durata di 28 giorni seguiti da un periodo di wash-out di 4 settimane. Campioni di sangue sono stati raccolti prima e dopo la somministrazione, e la concentrazione di Omega-3 è stata valutata tramite gas-cromatografia con rivelazione a ionizzazione di fiamma (GC-FID).
La valutazione della biodisponibilità degli Omega-3 è stata eseguita considerando l’aumento dei livelli ematici di Omega-3. La forma in Trigliceridi ha dimostrato di essere maggiormente biodisponibile rispetto alle forme di Omega-3, anche rispetto alla forma di Esteri etilici che sono utilizzati nella terapia classica per ridurre il rischio cardiovascolare; il trattamento con l’olio di Krill, invece, non ha dato risultati significativi. Il risultato di questo studio suggerisce che l’utilizzo di Omega-3 in forma di Trigliceridi è la forma più biodisponibile ed efficace per la riduzione del rischio cardiovascolare.