Una recente pubblicazione del Ministero della Salute ha sottolineato l’importanza dell’ allattamento al seno con benefici a breve ed a lungo termine per il nascituro e non solo.
Il latte umano è alimento non solo specie-specifico, ma addirittura individuo-specifico, frutto di una selezione millenaria per meglio rispondere alle esigenze nutrizionali, biologiche e psicologiche del bambino.
Il latte materno contiene nutrienti indispensabili non solo per la crescita e lo sviluppo del nascituro ma anche per la prevenzione di importanti patologie quali:

1. Obesità
2. Diabete
3. Ipertensione
4. Allergie alimentari
5. Asma
6. Eczema
7. Rinite allergica

Per la presenza di nutrienti e sostanze immunologicamente attive, il latte materno garantisce il corretto sviluppo del bambino, uno scambio di informazioni questo che ha inizio a partire dalla vita intrauterina del feto e si protrae fino ai primi mesi con l’allattamento.
Il latte materno pertanto, rappresenta l’alimento di scelta nell’età infantile con effetti positivi anche sulla salute della madre.
È noto che allattare riduce nella donna il rischio di:

1. Cancro del seno
2. Cancro dell’ovaio
3. Diabete mellito di tipo II
4. Ipertensione arteriosa
5. Infarto del miocardio

l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda l’allattamento al seno esclusivo per 6 mesi. Il latte materno da solo non è in grado di fornire adeguati quantitativi di ferro pertanto, alcuni autori hanno di recente suggerito l’utilità di anticipare lo svezzamento a partire dai 4 mesi per fornire cibi più ricchi di ferro rispetto al latte materno. Bisogna tuttavia considerare che i nati a termine, allattati esclusivamente al seno, solitamente mantengono normali scorte di ferro per 6 mesi e non richiedono una supplementazione marziale. Nelle categorie a rischio di sideropenia (per esempio bambini con basso peso alla nascita o figli di madre diabetica) si attuerà una supplementazione marziale individualizzata piuttosto, che generalizzare l’introduzione anticipata degli alimenti diversi dal latte materno.

Fonte: http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2415_allegato.pdf